Ashwagandha e Anedonia: effetti collaterali seri – Dario Nizzari

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Ashwagandha e Anedonia: effetti collaterali seri

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Ashwagandha e Anedonia: effetti collaterali seri

È possibile che un adattogeno come l’Ashwagandha, noto per ridurre ansia e cortisolo, possa invece spegnere le emozioni, ridurre la libido e portare ad anedonia?
La risposta è sì. E non è solo un'impressione soggettiva.

Molti utilizzatori raccontano di aver perso interesse, motivazione, piacere sessuale e persino l’entusiasmo per le cose che prima amavano.
E la scienza ora comincia a confermare questi effetti.

Disclaimer : Nessuna citazione di questo blog invoglia ad assumere integratori in modo irresponsabile e senza il consulto di uno specialista.

Il paradosso degli adattogeni: quando “calmare” il sistema nervoso diventa “appiattirlo”

L’Ashwagandha (Withania somnifera) è uno degli adattogeni più amati dalla medicina ayurvedica e oggi dalla medicina funzionale. Riduce lo stress, abbassa il cortisolo, promuove il sonno.

Ma c’è un lato oscuro.

Diverse persone sensibili, dopo qualche settimana di assunzione (anche a dosaggi moderati: 300-600 mg/die), segnalano:

❌ Anedonia (incapacità di provare piacere)

❌ Riduzione della libido

❌ Aumento dell’apatia

❌ Emotività bloccata, anche nei momenti più belli

❌ Calo della motivazione e iniziativa

Questi effetti non sono riconosciuti ufficialmente nei foglietti illustrativi, ma iniziano a emergere nella letteratura scientifica e nei forum internazionali di biohacking e salute ormonale.

Ma come agisce l’Ashwagandha sul cervello?

La risposta è complessa, ma fondamentale.

L’Ashwagandha è un GABAergico indiretto: stimola il sistema parasimpatico, riduce l’eccitabilità neuronale e favorisce il rilascio di GABA, il neurotrasmettitore del “rilassamento”.
Agisce anche sui recettori NMDA, sul cortisolo e sull’asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene).

Ma in soggetti con bassa dopamina, o con predisposizione a depressione, ADHD, burn-out o PSSD (Post SSRI Sexual Dysfunction), questa azione può diventare una lama a doppio taglio.

📚 Studi e testimonianze: non è solo suggestione

🔗 Studio PMC3331105 ha mostrato che l’Ashwagandha modula i livelli di neurotrasmettitori in modo significativo, con alterazioni nei circuiti limbici.
Alcune testimonianze riportano condizioni paragonabili al PSSD (una sindrome che può emergere dopo l’uso di antidepressivi serotoninergici).

🔗 Studio PMID: 41502355  "Alcuni studi hanno suscitato preoccupazioni sulla tossicità dei composti bioattivi, tra cui withanolidi, alcaloidi e sitoindosidi. Sono stati segnalati effetti collaterali gastrointestinali, ipersensibilità immunitaria, tossicità epatica e interruzione endocrina, in particolare con un uso prolungato o eccessivo. La trasformazione metabolica tramite gli enzimi del citocromo P450 può formare intermedi reattivi, portando a stress ossidativo ed epatotossicità. L'attività endocrine-modulante di Ashwagandha è stata implicata nella tirotossicosi e nella soppressione surrenale."

 

A chi è sconsigliata? ⚕️

❌ Se hai uno di questi profili, l’uso cronico di Ashwagandha può essere dannoso:

Storia di PSSD o uso di SSRI

ADHD o dopamina bassa

Depressione apatica, senza agitazione

Tendenza a bassa libido o anorgasmia

Fatica cronica non ansiosa

...secondo me avrebbe senso fae prima un Test genetico che contenga le MAO-A - MAO-B e COMT Val/Val (clearance rapida di dopamina), per esempio l'azienda con la quale collaboriamo possiede un pannello apposito che misura la "Neurogenomica" in grado di rilevare varianti come;

"CYP2D6, CYP3A4, GNB3, MTHFR, VDR (recettore della vitamina D) , IHPK3, PPCDC, DMGDH, APOE, BDNF (Neurotrofine che aumenta le connessioni neurali nel cervello),

5-HTR1A (dove appunto sembrerebbe che l'ashwaghanda vada a "desensibilizzare"),

5-HTR2A (qui sostanze come la psilocibina e la cannabis tendono a legarsi, quindi attenzione a NON mischiare queste 2 sostanze con l'ashwaghanda), 5-HTR3B, DRD2, MAOA, MAOB"

MA PERCHè TUTTO QUESTO CASINO PER CAPIRE SE PRENDERLA O MENO?

Non siamo tutti uguali geneticamente, e quindi non rispondiamo tutti uguali, ma magari prima di allarmarsi che di colpo nella nostra vita ci sentiamo "demoralizzati, demotivati, con minor tono emotivo" bisogna controllare che non si stia assumendo questo adattogeno!

Ripeto, è un adattogeno potente, funziona e migliora il recupero, abbassa le IL-6, TNF-a , abbassa cortisolo ecc, ma a che prezzo?

E se hai già avuto effetti collaterali da Ashwagandha?

Il primo passo è smettere immediatamente l’assunzione.

Poi puoi attivare una fase di "neuro-riequilibrio dopaminergico", con:

- Integrazione mirata (Tirosina, NADH sublinguale, Vitamine B metilate)

- Tecniche di neuroplasticità (esercizio, sole mattutino, grounding)

- Fotobiomodulazione (se non hai molto accesso al sole) stimola il flusso sanguigno e la rigenerazione mitocondriale nel cervello prefrontale e aumenta le Neurotrofine (BDNF, NGF ecc.)

- Non essere carente di Vitamina A (il fegato è la fonte migliore) essa regola il sistema dopaminergico che indirettamente può essere compromesso, quando la serotonina sale (e l'ashwaghanda lo fa) la dopamina ha meno effetto su di noi, è una bilancia tra serotonina e dopamina, non puoi averle alte assieme "senza effetti più o meno avversi"

- Aspettare che il sistema torni in equilibrio, magari supporta il fegato con un po' di Glutatione Setria® Ridotto, mi piace molto quello della Orbis, codice sconto : DARIOCOACH (VEDI QUI IL PRODOTTO)

In conclusione

L’Ashwagandha non è una panacea.

È potente. E come tutte le sostanze potenti, può curare o danneggiare, in base a chi sei a livello neurochimico.

Se cerchi benessere vero, non puoi affidarti a soluzioni “fitoterapiche generiche”.
Hai bisogno di un approccio di precisione. Un percorso che tenga conto della tua:

genetica 🧬

produzione ormonale circadiana 🧪

sensibilità neurologica 🧠 (e qui gioca la genetica del cervello, misurabile se te lo stai chiedendo, ti basta approfondire QUI)

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Disclaimer : Contenuto a scopo esclusivamente educativo e informativo. Non costituisce consulenza medica, diagnosi o prescrizione terapeutica. Non interrompere o modificare terapie farmacologiche senza indicazione del proprio medico curante.

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